Unclonable The Beatles - Lanciano

 

dedicato a Laika, la cagnetta mai arrivata sulla luna

 

 

 

 

 

…nell’aprile 1964 i Beatles occupavano i primi cinque posti delle classifiche americane dei singoli con Can’t Buy Me Love, Twist And Shout, She Loves You, I Want To Hold Your Hand e Please Please Me, con altre undici canzoni tra i primi cento dischi venduti ed i loro album ai primi posti delle hit-parade… con Yesterday, la canzone con più rivisitazioni della storia, si attuò una "rivoluzione copernicana", dopo la quale ci fu la riconsiderazione della musica popolare ante-Beatles e si capì che quella futura non avrebbe più sofferto dei pregiudizi sull’effettivo merito artistico della musica “leggera”... ogni nuova generazione s'innamora dei Beatles ascoltandoli in Michelle, Yesterday, Ticket To Ride, Help!, Something, Eleanor Rigby, ma bisognerebbe fare una pubblicazione con le loro composizioni più "strambe" ed inimitabili, Tomorrow Never Knows, A Day In The Life, Strawberrv Fields Forever, I’m The WalrusSgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band rimane un elevato punto di convergenza dei Beatles con la musica sinfonica ed è il loro miglior album con Revolver, il ‘White Album’ e Abbey Road, senza trascurare A Hard Day’s Night e Rubber Soul… i primi due album avevano continuato la tradizione del rock'n'roll, poi c'erano stati il beat, gli arrangiamenti di musica classica, i nastri rovesciati, l'introduzione di nuovi strumenti nel campo della musica popolare, l’arte colta, lo studio minuzioso dell'inconscio, il nonsense…inoltre i rock'n'roller casinisti d’Amburgo e del Cavern Club erano diventati famosi nel mondo per l’eleganza e per gli inchini al pubblico alla fine d’ogni esibizione; poi erano comparsi i capelli lunghi e gli abbigliamenti colorati, infine i Beatles si erano presentati in modo disordinato e se n'erano infischiati d’ogni convenzione sociale e artistica... ogni loro mossa aveva avuto successo, ma nel 1969 i Beatles erano stanchissimi degli anni trascorsi a far concerti e ad incidere dischi e tutto questo, unito alla necessità di vivere ognuno con la sua donna, causò il processo di disgregamento del gruppo che si sarebbe sciolto l'anno seguente… John, Paul, George e Ringo avrebbero prodotto moltissima altra musica, che solo sporadicamente fu al livello artistico di quella degli ineguagliabili, irripetibili, immortali The Beatles, che hanno finora venduto più di un miliardo di dischi, e dei quali s’occuperà la storia dei secoli a venire…

                                                                        Maurizio Angelucci 2003

 


 

 

EXTRACTS

 

John Lennon

 

La leggenda dei Favolosi Beatles ha inizio con la nascita di John Winston Lennon, alle sei e trenta del mattino del 9 ottobre 1940 al Maternity Hospital di Liverpool. L'Inghilterra era stata bombardata pesantemente dall'aviazione tedesca negli ultimi due mesi ed in ottobre gli attacchi miravano a scardinare le basi strategiche della Gran Bretagna, come il porto di Liverpool, luogo di facile approdo per i rifornimenti che sarebbero potuti arrivare dagli Stati Uniti. Fra tanto "sangue, lacrime e sudore" venne al mondo il fondatore dei Beatles, il più grande fenomeno musicale e sociale di sempre. I suoi genitori erano Fred e Julia Stanley di Woolton, uno dei tantissimi sobborghi di Liverpool.

La vita di John ebbe una sterzata decisiva con Rock Around The Clock di Bill Haley and His Comets del 1954, che era la sigla del film sulla violenza giovanile Blackboard Jungle ("Il Seme della Violenza"). Rock Around The Clock è un brano storico che ha definito il rock'n'roll e ne ha demarcato i confini col jazz, ancora presente nel contrabbasso che sarà surrogato dal basso nella musica rock, annunciata a sua volta dal ritornello centrale della chitarra solista che diventerà lo strumento musicale simbolo dello stesso rock. Il brano e il film si diffusero nel Regno Unito solo nel 1956, perché quella musica era giudicata nociva per i giovani e la si captava, in modo quasi clandestino, per il tramite di Radio Lussemburgo. Il rock’n’roll aveva abbattuto le barriere tra bianchi e negri ed era la prima volta che i giovani avevano una loro musica, che li avrebbe stimolati a crearsi una dimensione produttiva di chi non voleva diventare subito adulto, ma essere un essere che avrebbe potuto progettarsi il futuro. Il rock’n’roll voleva anche significare una liberazione del sesso, che dopo secoli di letteratura sull'argomento era ancora considerato come una serie di atti “peccaminosi”. A maggior ragione per le ragazze, schiave più dei ragazzi degli orari d'entrata ed uscita imposti dai genitori e represse in ogni legittimo desiderio di scegliersi il lavoro. E l'etimologia della parola rock'n'roll, "muoviti e rotola", nel gergo dei negri indica il movimento dell'atto sessuale dell'andare su e giù.

Un'altra scoperta di John fu la musica Skiffle, diffusa in Inghilterra all'inizio del 1956 con un disco del ventiquattrenne Lonnie Donegan, Rock Island Line, un classico retaggio culturale della black music, che era eseguita con degli strumenti improvvisati, come un asse da bucato e una cassa da tè. Le canzoni che si ascoltavano potevano così essere suonate con facilità e con una spesa irrisoria; si cominciò pure a comporne delle nuove per dar slancio a quella creatività tanto a lungo repressa. Lo Skiffle avrebbe esaurito presto il suo momento di gloria, ma aveva aperto la strada alla moltiplicazione dei gruppi musicali che si formarono in tutto il paese. Nei primi mesi del 1956 esplosero in Inghilterra anche Elvis Presley con Heartbreak Hotel e James Dean col film Rebel Without A Cause ("Gioventù Bruciata"), che furono due modelli d'emulazione per John Lennon.

 

Paul Mc Cartney

 

James Paul Mc Cartney, il futuro bassista e gran compositore dei Beatles, nacque al Walton Hospital di Liverpool il 18 giugno 1942 da James 'Jim' e da Mary Patricia Mohin.

Il padre era nato in un quartiere povero di Liverpool, Everton, il 7 luglio 1902 da Joseph, un operaio del cotone, e da Florence, in una famiglia numerosa di nove figli. Frequentò le scuole dell’obbligo ed aveva imparato a suonare il piano da solo. A diciotto anni aveva fondato il complesso amatoriale della Masked Melody Makers e poi la Jim Mac's Jazz Band. Jim si recava spesso a trovare la sorella Jin e suo marito, e in un giorno degli ultimi mesi del 1940 aveva conosciuto la sua futura moglie, Mary, un'amica della stessa Jin che lavorava come infermiera nell'ospedale dove sarebbe nato Paul; a causa di un micidiale bombardamento aereo Jim e Mary erano rimasti in quella casa tutta la notte e si erano innamorati a prima vista.

 

 

Il primo incontro di John e Paul

 

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Paul e John eseguirono dapprima le canzoni di successo, per poi comporne delle nuove in una gara tra due personalità così contrastanti. I due cominciarono a manipolare la musica, con un metodo proprio che il tempo avrebbe consacrato come lo sviluppo più riuscito dell'autodidattismo. Essi composero ad orecchio le prime melodie con l'ausilio dei pochi elementari accordi appresi dai manuali. Con la passione superarono le lievi ferite alle mani d’ogni chitarrista profano e lo svantaggio del mancino Paul che costringeva John, per replicare gli accordi, a suonare la chitarra davanti allo specchio. Poi avrebbero favorito la loro inclinazione a far musica, con un duro lavoro quotidiano sugli strumenti e con la messa in atto della loro non comune intelligenza musicale. Infine, con la rara intelligenza dei geni dell'umanità avrebbero saputo cogliere coi Beatles lo spirito del loro tempo. Si esercitavano nella casa di Paul, o in quella di Julia, o saltuariamente presso Mimì che, non gradendo quei "suoni assordanti" relegava John e gli amici a suonare nella veranda.

 

Liverpool

 

John non era interessato agli studi e Mimì non sapeva cosa fare per il nipote che "credeva di poter vivere con la chitarra". Nel settembre del 1957 John s’iscrisse al Liverpool Art School, dove non sopportava la routine degli studi e gli abbigliamenti classici, ai quali preferiva un look alla teddy-boy che lo isolava dai nuovi compagni di classe, amanti del jazz e prevenuti dagli avvertimenti dei genitori nei confronti del "pericoloso, immorale e sovversivo" rock'n'roll. John e Paul volevano solo suonare e questo andava bene per John, che aveva scelto la sua strada, ma distraeva il diligente Paul, che non sapeva se affrontare un problematico avvenire da musicista o fare l’insegnante.

 

 

George Harrison

 

 George Harrison era nato il 25 febbraio 1943 a Wavertree di Liverpool, al 12 d’Arnold Grove, ed era l’ultimo dei quattro figli dell’autista d’autobus Harold e della casalinga Louise French. George aveva la sorella Louise (n. 1931) ed i fratelli Harold Junior (n.1934) e Peter (n. 1940), e fu un tipo tranquillo e solitario durante il periodo alla Dovedale Primary School, frequentata pure da John Lennon. Nel 1954 George s’iscrisse al Liverpool Institute, la stessa scuola dell'amico Paul Mc Cartney che frequentava il secondo anno, e di John Lennon, che era avanti di tre classi, ma si distinse solo per i capelli molto lun­ghi, le giacche e le camicie gialle, le scarpe a punta e i pantaloni a tubo come i tanto amati teddy-boy.

Poi si fece comprare una chitarra dalla madre che, come Julia, amava lo Skiffle e il rock'n'roll. Iniziava così la passione musicale di colui che sarebbe diventato l’insostituibile chitarrista dei Beatles e poi il compositore di canzoni quali Something, Here Comes The Sun, While My Guitar Gently Weeps, ecc.

 

La morte di Julia

 

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La sera del 15 luglio 1958 John si trovava in casa di Julia, mentre quest'ultima era andata a fare la solita visita a Mimì; quando Julia era uscita ad aspettare il bus aveva incontrato l'amico del figlio Nigel Whalley. Si erano appena salutati e Julia era stata scaraventata in aria da una macchina; Nigel la soccorse, Mimì chiamò un'ambulanza, ma Julia morì prima di arrivare all’ospedale. Erano le dieci della sera. John e Bobby stavano aspettando molto preoccupati quando un poliziotto andò ad avvertirli e solo Bobby entrò nella camera mortuaria per il riconoscimento legale, per poi scoppiare a piangere con John. Julia e Jacqui, che il giorno dopo erano state mandate ad Edimburgo, avevano saputo della morte della loro madre molto tempo dopo.

Il funerale di Julia era stato cruciale per John, specie nel suono delle campane a morto che avrebbero fatto da prologo a Mother del 1970. Il processo aveva stabilito che Julia era stata investita da un poliziotto, che fu solo rimproverato e sospeso temporaneamente dal servizio. A nulla valsero le argomentazioni degli avvocati degli Stanley e furono comprensibili le parole violente indirizzate al poliziotto dai parenti di Julia perché giustizia non era stata fatta.

 

 


Cynthia Powell e Stu Sutcliffe

 

 

John intensificò le amicizie e conobbe una ragazza che sarebbe diventata sua moglie, Cynthia Powell,  che era nata a Blackpool il 10 settembre 1939 e viveva in uno dei quartieri più benestanti di Liverpool, ad Hoylake. Aveva perso il padre a 17 anni e la madre Lilian aveva allevato lei ed altri due figli. John e Cynthia erano iscritti ad un corso per illustrare delle composizioni letterarie e si erano messi insieme durante le vacanze di Natale. Nel frattempo John aveva conosciuto un'altra forte personalità, Stuart Ferguson Victor Sutcliffe.

Stu era nato il 23 giugno 1940 ad Edimburgo da Charles e Millie. Il padre era un ingegnere trasferitosi a Liverpool per lavoro e la madre era una maestra d'asilo. Charles passava quasi tutto il suo tempo a lavorare sulle navi e Millie dovette educare da sola Stu e ed altre due figlie. Stu aveva un genio pittorico e, dopo aver frequentato la Prescott Grammar School e le scuole superiori, s’era iscritto all'Art College dove aveva esternato il suo anticonformismo nei dipinti. Stu s'ispirava a James Dean e colpiva per il suo abbigliamento estroso con camicie colorate, giacche di velluto, stivaletti a punta e con altre bizzarrie che era sempre pronto ad inventarsi; il tocco di classe erano degli occhiali dalle lenti scure che gli davano un alone di mistero.

 

 

Pete Best

 

Il 29 agosto 1959 John, Paul, George e Ken Brown, tutti chitarristi, inaugurarono il Casbah Coffee Club di proprietà di Mona Best, madre di colui che sarebbe diventato il loro primo batterista in pianta stabile. Mona era nata a Nuova Delhi da genitori inglesi ed aveva conosciuto il futuro marito Johnny Best, un organizzatore d'incontri di boxe a Liverpool, che si trovava in India per la guerra. Sempre in India, a Madras il 24 novembre 1941, era nato il loro primo figlio Peter Randolph. Finito il conflitto, la coppia si era stabilita a Liverpool dove avevano acquistato una casa in stile vittoriano nel quartiere di West Derby; nel 1944 ebbero un altro maschio, Rory. Nell'estate del 1959 Mona, cui erano stati affidati i due figli dopo la separazione dal marito, trasformò alcuni scantinati della sua casa in un locale di ritrovo per i giovani, il Casbah Coffee Club. Era un locale di successo per merito anche di John, Paul, George e Ken; poi ci fu una lite il 10 ottobre e il solo Ken vi continuò a suonare col nuovo gruppo dei Blackjacks e Peter alla batteria.

 

The Beatles

 

 John, Paul, George e Stu frequentavano lo Jacaranda Coffee Bar, attiguo al quartiere di Chinatown, di proprietà di quello che sarebbe diventato il loro primo vero impresario, il ventinovenne Allan Williams, dal maggio 1960 all'aprile 1961. Allan era un gallese sposato con una cinese, Beryl, ed aveva aperto il locale per farne un punto d'incontro degli amanti del rock’n’roll. Lo Jacaranda non fu solo meta dei futuri Beatles, ma dei maggiori complessi cittadini che sapevano delle conoscenze d’Allan nel campo dei talent-scout.

Sull'origine del nome The Beatles sono state fatte delle innumerevoli supposizioni. Stu era partito da Beetles (scarafaggi) su ispirazione dei Crickets (grilli) di Buddy Holly; poi John aveva giocato con la pronuncia (in inglese i dittonghi ee ed ea hanno un suono identico facilmente confondibile) e coniato il neologismo Beatles (che non significa scarafaggi) col richiamo alla musica beat.

 

Amburgo

 

Allan aveva procurato molti ingaggi ai Beatles in alcune sale da ballo del Galles. Nell'agosto del 1960 il gruppo aveva deciso di chiamarsi solamente The Beatles e finivano così le sperimentazioni di diversi attributi, Beatals, Beats ed altri, all'aggettivo Silver. Nell’aprile precedente i soli John e Paul si erano chiamati i Nerk Twins in un concerto durante una vacanza.

 

Amburgo apparve molto simile alla loro Liverpool, ma molto più grande e piacente. Subito si diressero verso il Kaiserkeller, dove furono accolti cordialmente da Bruno Koschmider e in modo glaciale dai Derry Wilkie and The Seniors. I Beatles furono abbagliati dalla magnificenza del Kaiserkeller e furono delusi nel vedere lo squallore dell’Indra Club e i loro alloggi dietro un piccolo cinema, il Bambi Kino, i cui bagni sarebbero stati usati in comune coi clienti. Allan e gli altri si sistemarono in un piccolo albergo e stettero ad Amburgo per una settimana, mentre i Beatles suonarono la sera stessa del loro arrivo per pochi avventori che non furono entusiasti delle loro musiche (dei pezzi di rock'n'roll suonati senza grinta dai cinque che due notti prima erano nei loro letti a Liverpool). Il contratto li impegnava fino al 17 ottobre e nei giorni feriali suonavano per quattro ore e mezza, il sabato per sei e la domenica per otto. Era era una vita veramente faticosa.

 

Astrid Kirchherr e Klaus Voorman

 

Nelle prime due settimane di ottobre i Beatles suonarono nel grande night club Kaiserkeller, dove fecero amicizia con il buttafuori Horst Fascher, un ex-pugile che cantava qualche pezzo con loro, alternandosi col gruppo di Rory Storm and The Hurricanes. I Beatles non si muovevano mentre cantavano e suonavano e la frase che Allan diceva loro per scuoterli, "Make show", fu tradotta in un misto di tedesco e inglese in "Mach Schau!". Tutti gridavano "Mach Schau!", "Mach Schau!", mentre i Beatles si dimenavano sul palco con un sound che cominciava ad essere fenomenale, grazie alle chitarre di John, un’Hofner ed una Rickenbacker, alla Rosetti Solid di Paul, alla Norton Grazioso di George e al basso Hofner di Stu.   

 

Astrid andava dietro a Stu, gli cambiò la pettinatura coi capelli tagliati corti sulla fronte e s'inventò per lui dei nuovi completi in pelle; i Beatles trovarono tutto ciò ridicolo, per poi "piegarsi" all'estro della loro cara amica tedesca. Astrid e Stu si misero insieme, si fidanzarono a novembre e lui andò a vivere presso di lei. 

Negli ultimi giorni d’ottobre era stato aperto il Top Ten, che nell'intento del proprietario Peter Eckhorn doveva fare concorrenza al Kaiserkeller. Peter Eckhorn era stato aiutato da Horst Fascher ad allestire il nuovo locale dove aveva ingaggiato Tony Sheridan e The Jets. I Beatles erano allettati dai migliori guadagni e, pur impossibilitati da una clausola contrattuale, andarono al Top Ten facendo arrabbiare Bruno Koschmider; quest’ultimo si vendicò avvisando la polizia che il minorenne George Harrison non aveva il permesso di soggiorno.

 

Il Cavern Club

 

 

Nei primi mesi del 1961 i Beatles con Paul al basso, perché Stu non tornava e Chas Newby se n'era andato, suonarono nei balli organizzati da Brian Kelly. Mona Best aveva tanto insistito nel telefonare a Ray Mc Fall, il proprietario del Cavern Club sito in Mathew Street, che li aveva fatti ingaggiare.

Il Cavern Club era uno degli avamposti del jazz a Liverpool ma Ray Mc Fall aveva capito che i gusti musicali stavano cambiando. Aveva quindi assunto Bob Wooler come disc-jockey e questi aveva voluto i Beatles. Il Cavern Club era un seminterrato che si trovava in prossimità del porto e vi si accedeva scendendo diciotto scomodi scalini, che immettevano nei locali dove c'erano dei palchetti per gli artisti, delle sedie di legno per il pubblico quasi tutto giovanile e altre due stanze, delle quali una era adibita a botteghino e l'altra era riservata ai balli. (Il Cavern Club era stato inaugurato nel 1957, fu demolito nel 1973 per la costruzione della metropolitana ed è stato ricostruito nel 1984 per la gioia dei fans dei Beatles che lo visitano ininterrottamente).

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Brian Epstein

 

Brian Epstein, il futuro manager dei Beatles, nacque il 19 settembre 1934 in una clinica privata di Liverpool da Harry, un agiato venditore di mobili, e da Malka 'Queenie' Hyman, figlia di un'altra famiglia che si era arricchita coi mobili. Essi abitavano a Childwall di Liverpool, con molti inservienti al loro servizio e nel 1935 era arrivato l'altro figlio Clive John. Gli Epstein conducevano una raffinata vita mondana fino a quando nel 1940 furono sfollati a Southport, dove Brian aveva frequentato le elementari per poi trasferirsi in una scuola privata. Nel 1944 erano tornati a Liverpool e Brian s'iscrisse ad un'altra scuola privata, il Liverpool College, dove fu espulso per cattiva condotta e i genitori furono molto preoccupati del futuro di un figlio che stavano opprimendo con la loro eccessiva protezione. Poi Brian e Clive era andati in una scuola del Kent e dopo in un college del Dorset. A quindici anni Brian lasciò la scuola. 

 

Il provino alla Decca

 

Le vendite dei dischi della NEMS andavano a gonfie vele nell'Inghilterra nord-occidentale e Brian ne aveva approfittato per contattare le maggiori case discografiche londinesi. Aveva scritto a Tony Barrow, un giornalista che si firmava col pseudonimo di "Disker", concittadino dei Beatles, affinché pubblicizzasse il gruppo sulla nota rivista Evening Echo, nella rubrica Off The Records. Non fu possibile fare una recensione su chi non aveva fatto delle incisioni ma Tony Barrow, il quale lavorava negli uffici londinesi della Decca, e che l’anno seguente sarebbe diventato l'addetto stampa dei Beatles, fece incontrare Brian con i responsabili della casa discografica più rinomata del mondo, che aveva portato al successo alcuni degli alfieri del rock'n'roll quali Buddy Holly, Little Richard, gli Everly Brothers e la rivelazione nazionale Tommy Steele. Dick Rowe, il direttore del settore artistico della Decca, aveva inviato un giovane impiegato, Mike Smith, a sentirli e vederli al Cavern Club il 13 dicembre. L'interesse suscitato dalla musica dei Beatles sui giovani aveva fruttato al gruppo un'audizione per il capodanno del 1962.

 

Muore Stu

 

A Gennaio i Beatles avevano vinto un referendum del Mersey Beat, come il miglior gruppo tra i numerosissimi che erano sorti in città.

Brian aveva indotto la Polydor a pubblicare, il 5 gennaio 1962, il singolo My Bonnie/When The Saint Go Marching In, che sarebbe uscito negli Stati Uniti il 23 aprile e che fu attribuito a Tony Sheridan & The Beatles. Il settimanale di Liverpool Weekly News scrisse, profeticamente, che i Beatles sarebbero presto diventati famosi in Inghilterra.

 

George Martin

 

Brian assunse Peter Brown a dirigere gli affari del negozio per riservarsi esclusivamente ai Beatles. Così Brian, testardo e tenace più che mai, si recò negli studi londinesi della HMV, una delle tante sottoetichette dell’EMI, per fare delle canzoni del provino alla Decca un disco. Il tecnico d'incisione Ted Huntley mise in contatto Brian e Syd Colman, capo della società editrice dell’EMI, il quale a sua volta gli combinò un incontro con George Martin, il direttore artistico della Parlophone, un'altra società satellite dell’EMI.

 

Ringo Starr

 

Richard Starkey jr. (Ringo Starr) nacque nelle prime ore del 7 luglio 1940 a Dingle di Liverpool, da Richard (n. 1908) e da Elsie Greave (n. 1910). I genitori lavoravano in un forno, si erano uniti in matrimonio nel 1936 e si separarono sette anni dopo, con Ringo che a soli tre anni rimase con la madre. Poi Elsie fu costretta, non bastandogli i soldi che gli dava l'ex-marito, a trasferirsi in un'abitazione più modesta e a lavorare come barista. Ringo, o 'Ritchie', frequentò le scuole elementari a St. Silas, ma già nel secondo anno non aveva potuto terminare il corso di studi per un'operazione dovuta ad una peritonite e per una lunga degenza in ospedale. Aveva perso l'anno scolastico decisivo per imparare a leggere e a scrivere, una lacuna che gli fu colmata dall'aiuto di Mary Maguire, la figlia di un vicino, di quattro anni più grande di lui, che fu la sua migliore amica. Ringo si rese meno doloroso il distacco dal padre legandosi alla madre, all'amica Mary, che era come una sorella, e ai nonni che andava a trovare spesso.

Love Me Do

 

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Love Me Do fremeva di malinconie adolescenziali nell’armonica a bocca di John e, pur non essendo una delle migliori canzoni dei Beatles, conserva il fascino antico della prima incisione dei Favolosi Quattro. La voce guida di John e il sostegno vocale di Paul invocano ad amare e a non tradire, senza nessun’altra pretesa al di fuori di cantare l'amore (“love” è ripetuto ben 23 volte). Nel testo si ridice la stessa frase per quattro volte, a riprova che John e Paul lavoravano sugli accordi musicali, dei quali i non ricercati vocaboli erano solo un riempitivo. Questo sarà il leitmotiv delle prime canzoni dei Beatles, il cui valore artistico risiederà nella compiuta sintesi di musica e testo, il che non è afferrato da chi analizza solo le parole e confonde una canzone con una poesia la quale, a sua volta, ha una vocalità ed un ritmo interno che non sono stati creati intorno ad una chitarra o ad una batteria. Love Me Do sta diventando una delle canzoni più famose dei Beatles per le continue celebrazioni annuali del 5 ottobre (la prima canzone non si scorda mai). Non viene mai fatto risaltare che lo stesso 5 ottobre 1962 ci fu la prima proiezione degli storici film di James Bond – Agente 007 – con Doctor No (in Italia Licenza d’Uccidere), in una coincidenza artistica di due serie eterne come i Beatles e appunto James Bond.

P. S. I Love You è una lettera d'amore cantata da John, Paul e George, con Paul che si differenzia nel sottolineare alcune parole chiave e Ringo e Andy White che cercano di dare qualche scossa al ritmo. Le vocalità vanno dagli accordi minori a quelli maggiori e modificano la frase musicale, con delle comunissime rime, "letter, remember, together e forever" e l’insistenza su quelle parole espressive degli innamorati quando si appartano, “love” e “you”. E' in questa canzone, più che nell'altra, che si riconoscono i futuri Beatles, quattro entità artistiche separate che si fondono mirabilmente in una sola, qui nel canto piuttosto che nella musica.

 Le canzoni durano poco più di due minuti ed anticipavano l’elemento compositivo delle future canzoni del quartetto (ed è più arduo esprimersi in una canzone relativamente breve piuttosto che in un'aria musicale più complessa). Già da qui era in rilievo che i Beatles volevano una batteria che si limitasse ad accompagnarli e Ringo, malgrado i suoi detrattori, sarebbe diventato un trascinatore delle musiche del gruppo. Il tutto senza dimenticare che la vena compositiva di John e Paul si originava da quello spirito del vivere insieme, in cui George e Ringo garantivano la coesione artistica, perché i Beatles sono stati un gruppo nel senso più letterale della parola. Già da questo primo singolo si può intuire la tematica dell'amore, che racchiuderà tutto l’itinerario musicale dei Beatles a cavallo degli anni sessanta, ed è da esaminare attentamente nel suo svolgimento complessivo più ampio piuttosto che soffermarsi su una relazione amorosa. L'intera produzione discografica dei Beatles avrebbe connotato la famiglia, le attrazioni sentimentali e sensuali, un amore quasi religioso per l'umanità e per la pace, l'amore libero, l'amor proprio e l'altruismo, il rispetto per la natura, tutti nei loro differenti aspetti ora concreti ora astratti, il più delle volte nel giusto e altre volte da non condividere, ma sempre tendenti ad approfondire la vita.

 

Il primo contratto discografico

 

 Il 2 ottobre 1962 Brian e i Beatles avevano stipulato un contratto sul quale vi erano state apposte le firme dei maggiorenni John e Ringo, mentre per i minorenni Paul e George avevano garantito i rispettivi padri. Esso aveva una durata quinquennale e le percentuali concernevano solo le vendite del singolo Love Me Do/P. S. I Love You, pubblicato per le edizioni musicali dell’EMI-Parlophone. Già dal disco successivo sarebbero state maggiorate le percentuali da assegnare ai Beatles, che sarebbero diventati miliardari col successo mondiale ed i guadagni stratosferici delle loro multiformi attività (dischi, tournée, films, lo sfruttamento dell'immagine del gruppo), di quella che sarebbe diventata la più grande industria dello spettacolo mondiale (tutta ruotante intorno ai Beatles), che fece guadagnare un numero sterminato di persone in ogni continente e incrementò l'economia d’ogni nazione con le tasse che vi si pagavano.

 

 

Il singolo Please Please Me

 

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Con Please Please Me i Beatles attuarono una svolta decisiva nella loro arte musicale, non più “succube” del rock'n'roll e del rhythm and blues, e gli autori Lennon-Mc Cartney oggettivavano la loro musica con l’indole compositiva del loro animo musicale. Dopo aver capito che Brian, George Martin e Dick James non erano in sintonia con le loro intuizioni artistiche, le quali combaciavano coi gusti del pubblico giovanile, i Beatles non sbagliarono più un disco perché avrebbero saputo interpretare ed indirizzare la società del tempo. Fu con Please Please Me che i Beatles ebbero la coscienza immediata di essere i Beatles. La canzone è un heavy-beat che inizia con una breve frase musicale della chitarra di George e la frenesia imposta dall'armonica a bocca di John, in un suono riverberato da qualche diavoleria dei tecnici di studio, dal basso, dalle chitarre e dalla batteria. Più checantare, John grida le parole e il suo continuo "Come on, come on" è dilatato da un coro a quattro voci per radunare ogni singola individualità nel gruppo, che sarà la caratteristica principale degli anni sessanta e che era tenuto a battesimo dai Beatles in questo loro travolgente hit. Il testo è incentrato su un argomento amoroso, ma non è appena sussurrato come dovrebbe essere in un dialogo intimo tra innamorati; rivendica il diritto dei giovani ad avere una propria sessualità e un corrispondente linguaggio, dei temi affioranti qua e là nei sottintesi erotici del testo (dove s'invita una ragazza a gustare i piaceri dell'amore). John l'aveva composto nella casa di zia Mimì a Menlove Avenue e, alla fine dell’incisione, George Martin aveva profetizzato per Please Please Me il  primo posto nelle classifiche discografiche.

Il retro Ask Me Why è un lento cadenzato dalle chitarre e dalla batteria, con delle brevi pause e delle modificazioni melodiche che non distraggono il disinvolto John dal passare dal canto ad un monologo quasi parlato. Il brano era stato composto da John ad Amburgo ed era un perfetto lato B del disco di un gruppo che voleva affermarsi nel mondo dello spettacolo.

Verso il successo nazionale

 

Appena tornati dalla Germania i Beatles iniziarono il 1963 con una tournée in Scozia dove suonarono il 3, il 4, il 5 e il 6 gennaio a Elgin, Dingwall, Aberdeen e Bridge of Allan. Dopo tre giorni di riposo continuarono a suonare assiduamente al Cavern Club, nelle vicinanze di Liverpool e con qualche sortita a Manchester. Fu anche pubblicato il singolo Please Please Me/Ask Me Why l'11 gennaio e ci fu la loro primissima apparizione alla televisione nazionale in Thank Your Lucky Stars il 19 gennaio.

 

 

Il primo album Please Please Me

 

I Beatles registrarono il loro primo album Please Please Me come se stessero facendo un concerto dal vivo e in un solo giorno, l'11 febbraio, da mattina inoltrata fino a tarda sera, stabilendo così un'altra priorità perché nessuno ha mai inciso un album in sole dieci ore. Ci furono delle nuove chitarre da battezzare, la Gretsch Duo Jet di George e quelle acustiche, le Gibson di John e George e l'Epiphone Texan di Paul, che sarebbero state usate fino al 1965.

 Il primo album dei Beatles contiene quattordici canzoni: I Saw Her Standing There; Misery; Anna (Go To Him); Chains; Boys; Ask Me Why; Please Please Me; Love Me Do; P. S. I Love You; Baby It’s You; Do You Want To Know A Secret; A Taste Of Honey; There’s A Place e Twist And Shout. Accanto a quattro canzoni già incise nei due loro singoli, i Beatles proponevano sei brani d’altri autori (Anna (Go To Him); Chains; Boys; Baby It’s You; A Taste Of Honey e Twist And Shout), e quattro nuove composizioni di Lennon-Mc Cartney (I Saw Her Standing There; Misery; Do You Want To Know A Secret e There’s A Place). Il long-playing ha un ottimo sound ed una copertina a colori dove i quattro sorridono da un balcone degli uffici EMI di Manchester Square.

Paul, prima di attaccare con I Saw Her Standing There, conta in inglese fino a quattro ed inizia il "concerto dal vivo". Qui si vuole imporre al pubblico la cultura giovanile con la classica festa da ballo. Questo rock'n'roll è tutto imperniato sul classico giro di Do del basso ed è trascinante nel ritornello centrale della solista di George, annunciato con delle grida selvagge dai quattro per concentrarsi al meglio nella parte musicale più impegnativa. Il testo strutturato come un racconto, con una logica interna e un lieto fine, narra le sensazioni interiori di un innamoramento al solo guardare una ragazza durante un ballo. Paul canta (o ricorda?) di una diciassettenne da sballo vista in una festa privata, col linguaggio dei suoi coetanei come quel "ballammo tutta la notte", allora un sogno proibito dei giovani di poter dormire col proprio amore.

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L'album e il concerto" si chiudono con la strepitosa Twist And Shout (Medley-Russell), portata al successo l’anno prima dagli americani Isley Brothers, e che fu superata da una delle migliori interpretazioni dell'intera carriera dei Beatles. Le chitarre sono lanciate dall'inizio alla fine ad accelerare il ritmo e l'intensità dei suoni, che innalzano progressivamente la musica parallelamente ad un entusiasmo che spinge a "contorcersi" e ad "urlare". John emette delle note prolungate, ben armonizzate con le voci di Paul e George, che ne fanno il miglior cantante vocale del gruppo. E’ accertato che i Beatles avevano appena finito di registrare le canzoni dell'album fino a There’s A Place e stavano degustando un tè quando George Martin li chiamò per incidere Twist And Shout.

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From Me To You

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From Me To You era stata scritta da John e Paul il 28 febbraio, in un camioncino durante la tournée con Helen Shapiro e quel giorno essi si erano esibiti a Shrewsbury. Il pezzo, in cui si dice ad una ragazza che tutto sarà fatto per lei, sarebbe diventato bello in studio con la modulazione del beat, il "dadadada dadadada" iniziale, l’armonica a bocca di John e le voci in falsetto di John e Paul che uniscono il canto e la musica.

Thank You Girl inizia con l'armonica a bocca molto accentuata ed una musica appena sufficiente, ma era solo un lato B di una grande canzone. In un linguaggio cifrato John dice che l’amore ci regge quando siamo "blu" (in crisi), dando il colore ad un'emozione e ricordando la tecnica di Rimbaud che aveva colorato ogni vocale per ricercare il vero con l'immaginazione.

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She Loves You

 

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She Loves You inizia con un azzeccatissimo "yeah, yeah, yeah", gridato con molta convinzione dai Beatles che sintetizzarono in questo slogan-refrain la loro gioia di vivere. Musica e parole sono in completa simbiosi in quest'intramontabile hit che continua ad ispirare la produzione di molti cantanti e gruppi del nostro tempo che sovente ripropongono il ritornello "yeah, yeah, yeah". Il pezzo era stato composto intorno al ritornello "She Loves You, yeah, yeah, yeah", la solita geniale ispirazione intorno alla quale c'era stata la rielaborazione nello studio di tutti e quattro (ecco spiegata l'insostituibilità di George e Ringo) e l'arrangiamento di George Martin, perché realizzare una canzone consiste nel perfezionarla di continuo. In She Loves You c’era un nuovo sound della chitarra Country Gentleman di George e un’importante batteria che lo annuncia con un rullare di tamburi e ne scandisce il ritmo ed il finale; le chitarre legano la musica e le parole, ora con suoni più intensi, ora con note meno acute, e commutano in musica, nelle brevi pause di una canzone velocissima, l’iterativo "yeah, yeah, yeah". Non c’è il ritornello centrale e canto e musica sono così veloci che non poteva esserci nessuna pausa, in antitesi col rock'n'roll dove dei continui breaks erano la norma. Il testo, impersonale nella terza persona, vuol persuadere un ragazzo ad essere ottimista e a rimettersi con la sua ragazza perché "lei ti ama, yeah, yeah, yeah". E' una delle migliori canzoni dei Beatles, anzi è quella che potrebbe fare da sigla al primo periodo del quartetto di Liverpool.

L’ondeggiante I’ll Get You ha una musica ed un testo troppo banali. E' un elementare tempo in 4/4 con le voci dei quattro, le chitarre, la batteria e l'armonica a bocca di John. Se She Loves You era arte ispirata, questa era solo la conseguenza d'esigenze commerciali.

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"Beatlemania"

 

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La "Beatlemania" era pervasa da una profonda carica interna a lungo repressa che esplose con le canzoni dei Beatles. Essa impegnò gli studiosi di sociologia e psicologia, e anche altri eminenti esponenti del pensiero contemporaneo come Bertrand Russell, a studiare la natura e l'origine di quest’irripetibile fenomeno di massa. La "Beatlemania" completò quello che era insito nel rock’n’roll, e significò una maggiore libertà sessuale per le giovani generazioni, che volevano scegliere la professione da intraprendere, vestirsi come volevano e divertirsi come potevano.

Il secondo album With The Beatles

 

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Quest'altro "concerto dal vivo" si apre con l'impetuosa It Won’t Be Long, dove si ritrovava la carica ritmica di Please Please Me e From Me To You e il coretto "yeah, yeah, yeah" che aveva sancito il successo di She Loves You. Il gruppo si cala trionfalmente in una fittizia prova in diretta e il sound rapido suscita un'eccitazione sfrenata con quell'immediatezza che solo chi aveva la musica nel sangue come i Beatles poteva fare. Quest'altra loro lirica d'amore è cantata con grinta da John con l’insistente “It Won’t Be Long, yeah, yeah, yeah", che è l'inizio, il ritornello centrale e il filo conduttore delle modificazioni melodiche dalle note alte a quelle basse e viceversa; l'effetto di totalità della sonorità è garantito dai cori che gareggiano con gli strumenti e creano nel canto un dialogo nel dialogo.

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I Want To Hold Your Hand

 

 

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Composta e cantata da John e Paul, I Want To Hold Your Hand era una musica autentica dei Beatles, non schematizzabile in nessun altro genere musicale e senza l’influenza d’altri artisti. Il gruppo si proiettava nel futuro che li avrebbe visti conquistare il mondo discografico e culturale con una rivoluzione nel costume e nell'arte degli anni sessanta. Quest'inno dell'amore va dalle note gravi a quelle acute, con un crescendo musicale su cui s’immette il titolo-ritornello, a sua volta intercalato da un intervallo d’ottava che è la parte musicale più riuscita. Ed appunto la progressione musicale spiega la fortuna commerciale ed artistica delle canzoni dei Beatles, che prendono nel vortice delle note orecchiabili del ritornello sigla. Non sempre il ritornello centrale doveva dipanarsi nella sezione centrale e in She Loves You, liberi com'erano dagli schemi musicali stereotipati, lo avevano predisposto all'inizio. I Want To Hold Your Hand era un altro graduale e risolutivo passo in avanti che iniziava l’era degli imitatori dei Beatles.

This Boy è avvincente nella chitarra acustica iniziale di John e nel canto armonico a tre voci di John, Paul e George, che cambiano la tonalità dalle note iniziali a quelle del ritornello cantato, quando gli acuti vocali di John fanno sobbalzare una base musicale per lo più acustica. Le parole di un ragazzo che vuol riconquistare un amore rubatogli non reggono il confronto con la musica in questa tipica canzone dei magici anni sessanta.

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Verso il successo mondiale

 

Nella prima settimana del 1964 il gruppo proseguì lo spettacolo al Cinema Astoria e il 12 gennaio suonò in diretta allo spettacolo televisivo Sunday Night at the London Palladium. Intanto I Want To Hold Your Hand era entrata nelle classifiche discografiche della Germania, dell'Australia degli Stati Uniti.

 

Il primo film e Can’t Buy Me Love

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Il 20 marzo fu pubblicato il singolo Can’t Buy Me Love/You Can’t Do That, che fece guadagnare un altro disco d'oro al gruppo per il milione di copie prenotate in anticipo; negli Stati Uniti, dove era stato pubblicato quattro giorni prima, le prenotazioni erano state nell'ordine di due milioni. In Can’t Buy Me Love gli strumenti vibrano in un velocissimo ritmo beat, con chitarre e batteria che s'immettono sulla direttiva musicale dello strumento guida (il basso) e creano un effetto di poliritmia. Le chitarre sono amplificate al massimo in un intreccio di suoni ed un originale assolo centrale della solista di George (abbellito in studio con molto eco e anticipato nel disco dalle grida irrefrenabili dei quattro) che è una canzone nella canzone. Nel testo c'è una contrapposizione tra spiritualismo e materialismo e Paul si arrabbiò con chi credette di capire nelle parole l’attinenza, che non c'era, ad una prostituta.

Il retro You Can’t Do That inizia con un arpeggio della chitarra a dodici corde di George, che poi fa un interludio centrale, su cui s'immette John che canta una questione all'ordine del giorno nel mondo dei giovani, un bisticcio tra un ragazzo ed una ragazza per motivi di gelosia, col monologo che poi diventa un dialogo, una sorta di botta e risposta che John fa con se stesso e poi con Paul e George, con le frasi che si dicono in una simile circostanza (e qui usa un altro colore, il verde, per descrivere gli invidiosi della sua conquista). C’è il nuovo sound della nuova chitarra Rickenbacker De Luxe di John, mentre il ritmo è modificato dai bongos di Ringo e dal campanaccio di Paul.

 

Primo tour mondiale

 

Il 23 marzo 1964, per i tipi della Jonathan Cape, uscì il primo libro di John, In His Own Write, un best-seller mondiale ancor oggi ristampato, con parole e disegni a tratti interessanti ma dai contenuti impenetrabili. John aveva voluto far collaborare il lettore a ricreare quello che sentiva lui, ma nell’esagerazione a non dare nessun filo logico ai racconti il libro resta un oggetto oscuro della sua coscienza letteraria. Invece, nelle sue canzoni più difficoltose, I’m The Walrus e Strawberry Fields Forever, le incomprensibili parole si giustificavano nel perfetto accoppiamento con la sezione musicale. Il 23 aprile John presenziò ad una cerimonia letteraria in suo onore.

 

Il 19 giugno fu pubblicato il quinto Extended Play del gruppo, Long Tally Sally, con nel lato A la stessa Long Tally Sally e I Call Your Name, e nel lato B Slow Down e Matchbox. Diversamente dagli altri EP questo conteneva delle incisioni che non avevano trovato spazio nei loro 45 e/o 33 giri.

Long Tally Sally (Johnson-Penniman-Blackwell) era una delle migliori canzoni in cui Richard Wayne Penniman, alias Little Richard, aveva sfoggiato i suoi ragguardevoli gorgheggi vocali. Si trattava di un hit del 1956 e fu eseguito nei concerti dal vivo sia da primi Quarry Men sia dai Beatles fino alla fine delle tournée nell’agosto del 1966. Paul raggiunge i livelli di Little Richard, e quelli di John in Twist And Shout, cantando a squarciagola col sostegno del suo basso, la chitarra solista di George, quella ritmica di John, la batteria di Ringo ed il piano di George Martin.

John aveva voluto proporre la musica giamaicana dello Ska, un misto di calypso e rhythm and blues, nello scrivere I Call Your Name, squisita nel ritmo beat delle tre chitarre ed una batteria, più un campanaccio suonato da Ringo e la voce di John riguardo ad un innamorato che vuol riconquistare la sua ragazza. Degno di nota il ritornello della solista di George che s'immette lungo l'asse musicale e lo trascina fino alla fine.

Nell'altro lato c'è Slow Down, un vecchio successo di Larry Williams della fine degli anni cinquanta, introdotto dal piano di George Martin che imprime il ritmo delle tre chitarre, della batteria e della risoluta voce di John.

Matchbox era uno dei pezzi più celebri del grande innovatore del rock'n'roll Carl Perkins, che usava fare nei suoi brani due ritornelli della chitarra solista. I Beatles danno un segno tangibile della loro arte con le chitarre di John e Paul, il ritornello centrale della solista di George, mentre George Martin “picchia” i tasti del pianoforte e Ringo canta e suona la batteria. La registrazione fu fatta il 1° giugno e negli studi d’Abbey Road c’era Carl Perkins.

 

Il primo film A Hard Day’s Night

 

Il 6 luglio 1964 ci fu la prima del film A Hard Day’s Night al London Pavilion, con un'altra esplosione di "Beatlemania" e le grida isteriche del pubblico.

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Il terzo album A Hard Day’s Night

 

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Il ritmo forsennato della canzone che da il titolo all'album (e al film) rappresentava la voglia di correre dei giovani, com’è ben evidente nelle grida che introducono il ritornello centrale. Essa inizia con i colpi delle chitarre, volte ad apire l’album ed il film, subito seguite dalla voce di John che sospende per un attimo la musica e apre le porte al nuovo ritmo beat dei Beatles. C’era già stato il singolo Can’t Buy Me Love/You Can’t Do That, ma A Hard Day’s Night fu il vero disco manifesto della nuova tendenza musicale dei Beatles, il cui ritmo era dato dalla voce guida che aveva lo stesso peso artistico della musica, perché i Beatles hanno sempre valorizzato il timbro vocale che, nella continua articolazione di suoni, è un flusso continuo di "fonemi" musicali. Allora tutto dipende dal canto, o almeno esso ha una sua autonomia così come lo ha la musica, e nel beat nessuno strumento musicale è predominante, o può avere un proprio spazio artistico solo nel ritornello centrale di un brano (del resto, non solo la musica ha bisogno di pause, ma anche la voce umana). Così il beat non è mai tramontato e fa battere ritmicamente i piedi, scuote interiormente ed esteriormente, coinvolge fino al punto di modificare la dimensione dello spazio e del tempo e a far vivere in prima persona la canzone, mentre nella musica classica c'è una netta separazione tra la funzione dell'esecutore e quella dell'ascoltatore. Le parole d’A Hard Day’s Night concernono un momento familiare, il ritorno a casa e il sentirsi al massimo sapendo che si lavora il giorno e la sera si puntualizza il tutto con la persona amata. Quel continuo canto di John, sulla cronaca di una giornata massacrante, era molto autobiografico se rapportato alla vita dei Beatles ed il titolo era stato suggerito da un'espressione di Ringo, che aveva commentato la fine di una tipica giornata del gruppo. A Hard Day’s Night è la maggiore ispirazione di sempre di John ed è ottima nei ritornelli urlati di Paul, nelle chitarre, nei bonghi, nella batteria, nel piano suonato da George Martin e nello sfumante suono finale delle chitarre.

I Should Have